José Mourinho
Aggiornato Mer 17 Giu 2026 alle 08:26José Mourinho è tornato protagonista assoluto della scena calcistica europea, e le ultime notizie lo vedono al centro di una svolta clamorosa: dopo la sua esperienza al Benfica, lo Special One è diventato il nuovo allenatore del Real Madrid. Una notizia che ha scosso il mondo del calcio e che rappresenta il capitolo più recente di una carriera sempre capace di sorprendere.
Mourinho al Real Madrid: il grande ritorno al Bernabeu
Secondo quanto emerso nelle ultime settimane, il Real Madrid ha scelto Mourinho per raccogliere l’eredità della gestione Arbeloa, traghettatore dopo l’esonero di Xabi Alonso. Il ritorno dello Special One al Bernabeu aveva diviso gli appassionati già quando era emersa come indiscrezione: da un lato chi vedeva nel tecnico portoghese l’uomo giusto per ridare carattere e identità a uno spogliatoio ricco di personalità, dall’altro chi riteneva il suo calcio appartenente a un’altra epoca. Alla fine, la società madridista ha optato per l’esperienza e il carisma di un allenatore che, nella sua prima era al Real tra il 2010 e il 2013, aveva conquistato una Liga, una Coppa del Re e una Supercoppa di Spagna.
Il nuovo incarico ha già prodotto effetti concreti sul mercato: Mourinho ha posto il veto assoluto sulla cessione di Dean Huijsen, giovane difensore che la Juventus aveva messo nel mirino, considerandolo inamovibile nel suo progetto tecnico. Una mossa che racconta molto dell’approccio del portoghese: costruire una squadra solida attorno ai talenti già presenti in rosa, prima ancora di pensare ai nuovi acquisti.
L’avventura al Benfica: luci e ombre dello Special One a Lisbona
Prima del grande salto al Real Madrid, Mourinho aveva vissuto una stagione intensa e contraddittoria sulla panchina del Benfica. Arrivato a settembre 2025 dopo l’esonero di Bruno Lage — seguito alla clamorosa sconfitta casalinga contro il Qarabag in Champions League — lo Special One aveva firmato un contratto biennale con le Aquile di Lisbona, tornando nel club dove aveva mosso i primi passi da allenatore 25 anni prima. La sua presentazione era stata carica di emozione: “Sono più altruista, meno egocentrico, voglio far tornare a vincere il Benfica”, aveva dichiarato.
Il percorso portoghese non era stato privo di difficoltà. In campionato il Benfica aveva faticato a tenere il passo del Porto capolista, accumulando un ritardo considerevole. In Champions League, però, erano arrivate soddisfazioni importanti: memorabile la vittoria per 4-2 contro il Real Madrid, con il portiere Anatoliy Trubin che aveva segnato il gol del definitivo vantaggio di testa in pieno recupero. Un’impresa storica al Da Luz che aveva fatto il giro del mondo. Poi, nel doppio confronto dei playoff, il Benfica aveva ceduto alle Merengues, uscendo dalla competizione.
Non erano mancate le polemiche. L’episodio più discusso era stato quello legato a Vinicius Jr. durante Benfica-Real Madrid, con il brasiliano che aveva denunciato insulti razzisti da parte di Prestianni. Mourinho, espulso nel finale di quella partita, aveva poi puntato il dito contro la stella madridista nel post-gara, sostenendo che avrebbe dovuto festeggiare in modo più rispettoso. Le parole di Mourinho su Vinicius avevano generato un acceso dibattito, con il giocatore del Real che aveva risposto via social definendo i razzisti “codardi”.
Sul fronte del mercato, durante la sua permanenza al Benfica Mourinho aveva cercato di rinforzare la rosa puntando su profili di esperienza. In particolare, aveva inseguito a lungo Raphaël Guerreiro, terzino in scadenza con il Bayern Monaco e dichiarato tifoso delle Aquile, entrando in competizione diretta con la Juventus per il suo ingaggio. L’operazione non era andata in porto, con il giocatore che alla fine aveva scelto un’altra destinazione.
Mourinho e il calcio italiano: la visione dello Special One
A margine della presentazione di una campagna pubblicitaria a Milano, Mourinho si era espresso con chiarezza anche sulla crisi del calcio italiano, dopo la terza mancata qualificazione consecutiva degli Azzurri al Mondiale. Contrario all’idea di affidare la Nazionale a un tecnico straniero come Pep Guardiola, lo Special One aveva indicato la sua ricetta: “L’Italia ha allenatori con carisma, qualità ed esperienza. Io andrei con la combo M&M: Malagò e Max Allegri”. Una posizione netta, che aveva alimentato ulteriori discussioni nel panorama calcistico italiano.
Quanto a un suo eventuale ruolo da commissario tecnico, Mourinho aveva glissato: “Non è ancora arrivato il momento per una nazionale”, aveva spiegato, ribadendo il suo bisogno viscerale del calcio quotidiano, delle vittorie, delle sconfitte, della tensione di allenare ogni giorno. Un’ammissione sincera che fotografa perfettamente l’essenza di un allenatore che, a quasi vent’anni dal suo primo grande ciclo vincente, continua a essere uno dei protagonisti più discussi e affascinanti del calcio mondiale. Ora, con la sfida del Real Madrid davanti a sé, Mourinho si prepara a scrivere un nuovo capitolo della sua leggenda.